Eric Dane ha scritto di aver trascorso mesi alla ricerca di risposte dopo aver perso gradualmente l’uso della mano destra, prima che i medici gli diagnosticassero la SLA. Il racconto compare nel suo libro postumo, pubblicato martedì, secondo quanto riferito nella notizia fornita.

Dane ha ricordato di essere stato indirizzato da uno specialista della mano a un neurologo, che sospettò una neuropatia ma lo mandò da un altro medico. Dopo una serie di esami, tra cui un’elettromiografia, la sua équipe medica concordò sul fatto che fosse affetto da neuropatia motoria multifocale, che lui descrisse come una rara malattia autoimmune che provoca una grave debolezza muscolare.

Secondo quanto gli fu detto, il trattamento era efficace al 90 per cento, ma Dane non vi rispose. Il suo medico di base gli disse allora che si stava valutando l’ipotesi della SLA, anche se avrebbero dovuto aspettare e vedere come evolveva. In seguito, Dane si sottopose a una puntura lombare e a scansioni cerebrali.

Ha detto di aver ricevuto la diagnosi di SLA nove mesi dopo, nel 2024, e nel suo libro ha descritto la malattia come una «condanna a morte». Ha reso pubblica la diagnosi nell’aprile dell’anno successivo.

Dane ha anche raccontato di aver detto alla moglie da cui era separato, Rebecca Gayheart, che la diagnosi era ciò che temevano. Il mese scorso Gayheart ha detto che la notizia era stata come un «pugno allo stomaco» e ha dichiarato a People che avrebbe promesso di prendersi cura delle loro figlie e proteggerle, Billie e Georgia. Dane è morto a febbraio, a 53 anni; lui e Gayheart avevano due figlie, di 16 e 14 anni, secondo quanto riferito nella notizia.

Fonti: Page Six.